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Insegnamento

Ap. Eliseo Siino·Apostolo · Pastore Principale·20 luglio 2026·4 min di lettura

Ci sono preghiere che non arrivano nemmeno al tetto di casa nostra. Non perché Dio sia sordo, ma perché il mondo spirituale riconosce una cosa sola: il patto stretto sull'altare, con sacrificio.

Voglio dirti subito una cosa che forse ti sembrerà dura, ma è necessaria: ci sono preghiere che non salgono. Non perché Dio sia distratto o perché non ti ami, ma perché il mondo spirituale funziona secondo leggi precise, e noi tante volte le ignoriamo.

Il Salmo 50, al verso 5, contiene un'indicazione che spesso leggiamo di corsa, presi dalla foga della lettura. Dio dice di radunare i suoi fedeli, quelli che hanno stretto con Lui un patto mediante il sacrificio. Fermati su quelle parole. Non dice "radunatemi quelli che credono". Dice fedeli. E dice sacrificio.

Credenti o fedeli?

C'è una distinzione che dobbiamo fare, e non è una sottigliezza. Credo io, credi tu, crede lui: questo non basta. La Parola li chiama santi, e santo significa separato; altre versioni traducono fedeli. Fedele significa gente di fede, e chi ha fede davvero si dona con sacrificio. La fede è azione. La fede è sacrificio. Una persona che crede tanto per credere non è una persona che si dona.

Ecco perché tante preghiere restano lì. Il mondo spirituale riconosce espressamente soltanto i patti fatti mediante sacrificio. Tutte le altre forme non hanno nessuna valenza, nessuna validità, e quindi sono inutili.

A cosa mi riferisco? Ai patti verbali. "Io farò", "io pregherò", "io dirò". Parole. Oppure a quella preghiera che mette le condizioni a Dio: Signore, se Tu mi fai questo, io Ti faccio quello. Ma le condizioni non le metti tu, le mette Lui. E mi riferisco anche a certe proclamazioni gridate, quasi isteriche, che a volte hanno più sapore di disperazione che di fede.

Le tre fasi del patto

Ogni patto, nel naturale come nello spirituale, attraversa tre fasi. Voglio che le impari a memoria.

Prima c'è la promessa: io ti darò questo, tu avrai quello. Poi c'è l'accettazione, perché un patto è un accordo tra le parti e le condizioni vanno accettate. Infine c'è la ratifica: il patto assume piena forma e pieno titolo. Nei nostri affari a ratificare è un notaio; nel mondo spirituale è l'altare. E quando c'è la ratifica, nessuno può rompere quel patto.

Guarda Abramo. Aveva una promessa, ma la promessa da sola non si concludeva lì. Dovette arrivare all'accettazione, e l'accettazione aveva un prezzo: sacrificami tuo figlio. Solo dopo quell'altare la promessa smise di essere un sogno e diventò realtà.

Ci sono tanti credenti che vivono soltanto di promesse. Il Signore farà, il Signore dirà, il Signore provvederà. E intanto passano gli anni, arrivano le rughe, e quella promessa resta sospesa. Ma scusa: quando lo farà? Dio dice che per avere qualcosa bisogna attraversare determinate fasi.

Quella prova è un altare

Ora ascolta bene, perché questo cambia la prospettiva su quello che stai vivendo.

Tra Abramo e i martiri ci sono tutti i figli di Dio che attraversano prove, afflizioni, tempeste. E talune volte quelle prove sono altari. Quando sei nel buio, quando preghi e il cielo sembra muto, non stai vivendo un abbandono: stai passando sull'altare, stai offrendo un sacrificio. Quindi la prossima volta che attraversi una situazione difficile, non lamentarti. Probabilmente stai andando verso la ratifica.

Giacomo, al capitolo 1 verso 12, lo dice con chiarezza apostolica: beato l'uomo che persevera nella prova, perché uscendone approvato riceverà la corona della vita promessa a coloro che amano Dio. Vedi lo schema? La prova è l'altare. L'approvazione è l'accettazione. La corona è la ratifica.

Lo sappiamo da Giobbe: proprio mentre sei sull'altare, Satana viene con tutta la sua forza per distoglierti. Gli si avvicinò persino la moglie a dirgli di maledire Dio e morire. Ma Giobbe resistette, e chi resiste fino alla fine riceve il doppio.

Dio non ha credenti deboli

Perdonami il termine, ma noi non possiamo essere credenti di marmellata, che si sciolgono al primo caldo. Pietro ci dice di non stupirci della fornace accesa in mezzo a noi, come se ci accadesse qualcosa di strano: quella fornace serve a provarci.

Perché la paglia, il legno e il fieno nel fuoco bruciano. Ma l'oro, quando passa per il calore, si raffina e aumenta di valore. Dio vuole che tu diventi un metallo prezioso.

E su chi attraversa quell'altare, in Geremia 32 al verso 40, Dio pronuncia una promessa che non ha scadenza: farà con loro un patto eterno e non cesserà mai di fare loro del bene.

Una cosa è la speranza, un'altra è la fede. La speranza ti fa sognare; la fede ti fa godere. Io oggi ti invito a smettere di sognare le promesse e a cominciare a goderle. Passa sull'altare. Stringi il patto. E nessuna forza dell'inferno potrà romperlo.

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Punti chiave

  • 01Il mondo spirituale riconosce solo i patti stretti mediante sacrificio: i patti verbali e le condizioni poste a Dio non hanno alcuna validità.
  • 02Ogni patto attraversa tre fasi: la promessa, l'accettazione e la ratifica. Senza altare non c'è ratifica.
  • 03Le prove e le afflizioni che attraversiamo sono spesso altari: non segni di abbandono, ma test di qualificazione.
  • 04La speranza ti fa sognare, la fede ti fa godere. L'oro nel fuoco aumenta di valore, la paglia brucia.
Salmo 50:5Giacomo 1:12Geremia 32:401 Pietro 4:12