Home/Note Pastorali/Il coraggio di tornare: lo specchio di Yom Kippur e la grazia di ricominciare

Insegnamento

Ap. Eliseo Siino·Apostolo · Pastore Principale·21 settembre 2026·4 min di lettura

Tornare a Dio dopo essersi allontanati richiede coraggio. Yom Kippur ci ferma davanti allo specchio, ma soprattutto ci offre la possibilità di ricominciare.

Ci vuole coraggio per tornare

Tornare dopo aver lasciato è difficile. Molti vorrebbero farlo, ma non tornano: per orgoglio, per paura della brutta figura, per quello che penseranno gli altri. Per questo dico che per tornare sui sentieri di Dio ci vuole coraggio. Chiedo al Signore che dia questo coraggio a ciascuno di noi, perché la fede che ci è stata insegnata non la possiamo perdere.

Yom Kippur, il giorno dello specchio

Yom Kippur è il giorno dell'espiazione e del pentimento, il giorno più solenne e sacro del calendario ebraico. È una festa di un solo giorno, che segue Rosh Hashanà, e Dio l'ha stabilita per una ragione precisa: fermarci. Nella vita ci sono momenti in cui bisogna correre, ma ci sono anche momenti in cui bisogna fermarsi, lasciare da parte il rumore, la routine, le preoccupazioni e le ambizioni, e guardarsi dentro.

Yom Kippur è come uno specchio. Spesso guardiamo gli altri, ma non guardiamo noi stessi. Se oggi Dio ci chiedesse: «Come hai vissuto quest'ultimo anno?», cosa risponderemmo? La domanda è personale, e anche la risposta. Guardarsi allo specchio con sincerità non è facile: ognuno di noi porta parole non dette, errori commessi, occasioni perdute, ferite che abbiamo causato e ferite che ancora portiamo.

Ma Yom Kippur non è soltanto il giorno del rimorso. È soprattutto il giorno in cui Dio ci dà la possibilità di ricominciare. Il nostro Dio è il Dio delle grandi opportunità.

C'è forza nel ritorno

La tradizione ebraica insegna che nel ritornare a Dio c'è una forza enorme. Per questo Satana fa di tutto perché i figli non tornino a casa. Mette pensieri di fallimento: «Chissà se Dio mi riprenderà dopo quello che ho fatto. Forse non ci provo neanche». È un pensiero sbagliato. Chi ritorna trova un Padre a braccia aperte.

Il nostro passato fa parte di noi e nessuno lo può cancellare. Ma il passato non deve determinare il nostro futuro. La prima cosa da fare è chiedere perdono a Dio: quando confesso il mio peccato, egli è fedele e giusto da perdonarmi. L'apostolo Giovanni lo scrive con tenerezza:

«Figlioletti miei, io vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.» (1 Giovanni 2:1)

Gesù non è soltanto il nostro Salvatore: è l'avvocato che difende la nostra causa davanti al trono di Dio.

Perdonato, e capace di perdonarti

A volte siamo noi stessi a non riuscire a perdonarci. Succede soprattutto a chi ha un carattere retto ed esigente con sé: «Proprio io, che insegnavo queste cose, ci sono caduto». Ti dico: perdonati e vai avanti, perché non è per merito tuo ma per la sua grazia. Uno sbaglio non fa di te una persona sbagliata. Noi non siamo i nostri errori: siamo figli, perdonati, amati, adottati, e apparteniamo a lui per sempre. Yom Kippur ci apre una finestra sul domani: concentriamoci su ciò che Dio vuole che diventiamo.

Il tempo è adesso

C'è un tempo per ogni cosa, dice l'Ecclesiaste, e con il tempo dobbiamo fare i conti. Domani non ci appartiene. Molte persone, per aver perso tempo, hanno perso l'opportunità. Nel giorno dell'espiazione è arrivato il tempo di chiedere perdono, di ricostruire la relazione con Dio se si è interrotta, di sistemare i rapporti con qualcuno, di essere più generosi, di scegliere la verità anche quando costa. Se davanti allo specchio il Signore ti mostra qualcosa da riparare, fallo oggi.

Dio ci dice: «Fermatevi. Non potete andare avanti con i risentimenti, con la mancanza di perdono, con i pensieri negativi. Vi voglio liberi e integri, perché la mia parola possa fluire in benedizione ogni giorno della vostra vita».

L'olio che sblocca e perdona

In questo tempo l'unzione con l'olio assume un significato particolare. L'apostolo Giacomo scrive:

«Qualcuno di voi è infermo? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo d'olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo risanerà; e se ha commesso dei peccati gli saranno perdonati.» (Giacomo 5:14-15)

Infermo significa trovarsi in uno stato di fermo. Si può essere bloccati da una malattia fisica, ma anche da pensieri negativi, da forze contrarie, da blocchi di ogni genere. L'unzione dell'olio, accompagnata dalla preghiera della fede, sblocca chi è fermo e invita Dio a perdonare i nostri peccati. E perdonare significa avere l'opportunità di ricominciare da capo, liberati dal macigno che ci trasciniamo dietro.

Ogni disubbidienza porta conseguenze, a volte immediate, a volte nel tempo. Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. Per questo Giacomo aggiunge:

«Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti.» (Giacomo 5:16)

Chi porta la presenza di Dio non lascia spazio ad altre presenze. Io credo che il Signore scriva i nostri nomi e li sigilli con il suo timbro regale, e che ci conceda un anno di salute, pace e benedizioni abbondanti. Che il nostro pentimento sia sincero, il nostro cuore aperto, e che il nostro ritorno ci conduca verso la vera vita che Gesù ha promesso a chi crede in lui.

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Punti chiave

  • 01Tornare a Dio richiede coraggio: orgoglio e paura del giudizio trattengono molti lontano.
  • 02Yom Kippur è uno specchio: ci ferma per guardarci dentro, ma soprattutto ci offre di ricominciare.
  • 03Il passato non determina il futuro: confessando il peccato troviamo in Gesù il nostro avvocato presso il Padre.
  • 04Il tempo è adesso: ciò che va riparato, perdonato o sistemato va fatto oggi.
  • 05L'unzione con l'olio e la preghiera della fede sbloccano chi è fermo e portano perdono e guarigione.
1 Giovanni 2:1Ecclesiaste 3:1Giacomo 5:14-16Romani 6:23

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