Insegnamento
Sukkot ci riporta nella capanna per ricordare da dove Dio ci ha tirati fuori. Chi custodisce la memoria della sua fedeltà vede ancora i suoi miracoli.
La festa della memoria
Sukkot è la festa delle capanne. In ebraico sukkah indica una capanna: una dimora fragile, precaria, provvisoria. Dio ha voluto questa festa prima di tutto per un motivo: perché non dimentichiamo ciò che ha fatto nelle nostre vite.
La memoria ci protegge. Ci protegge dall'orgoglio, dalla superbia, dall'io. Quando ricordiamo da dove veniamo, ricordiamo anche che quello che abbiamo non è merito nostro, ma di colui che ci ha chiamati.
«Dimorerete in capanne per sette giorni; tutti quelli che sono nativi d'Israele dimoreranno in capanne, affinché i vostri discendenti sappiano che io feci dimorare in capanne i figli d'Israele quando li feci uscire dal paese d'Egitto. Io sono l'Eterno, il vostro Dio.» (Levitico 23:42-43)
Dal deserto alla terra promessa
Israele era stato schiavo in Egitto per quattrocento anni. Dio, con mano potente, lo fece uscire per mezzo di Mosè. Prima di entrare nella terra promessa, il popolo visse quarant'anni nel deserto, e lì vide la mano di Dio prendersi cura di lui ogni giorno. Non erano una nazione, non avevano una terra né un'identità. Dio diede loro tutto: un paese dove scorre latte e miele, case, campi, un'eredità per ogni tribù e per ogni famiglia.
Eppure, proprio quando avevano tutto, Dio chiese loro di lasciare ogni anno le proprie case e le proprie comodità, di uscire in un luogo deserto e di costruirsi una capanna. Dovevano portare con sé elementi semplici: un ramo di palma, il cedro, il mirto e il salice. Sette giorni senza comodità, solo con la Parola e la preghiera, per ricordare davanti a Dio: «Se oggi abbiamo la casa, la terra e il benessere, lo dobbiamo soltanto a te».
Immaginate chi oggi è abituato all'acqua calda, al computer, alla carta di credito, agli acquisti che arrivano a casa con un clic, chiuso per una settimana in una capanna. Forse, qualche volta, ci farebbe bene una Sukkot dei telefonini.
Ricordati di quando non avevi niente
Anche noi eravamo nel deserto. Qualcuno aveva sentenziato la morte sopra di noi; avevamo addosso pesi, fragilità, case rovinate. Qualcuno non aveva neanche i soldi per il latte dei propri figli. Ma Dio ha trasformato il nostro dolore in gioia e ci ha benedetti grandemente. Se oggi viviamo in una certa stabilità, lo dobbiamo a colui che ci ha salvati. Chi dimentica rischia di perdere il senso della benedizione ricevuta. Per questo, ogni tanto, bisogna tornare nella capanna.
La festa della presenza
Sukkot è anche la festa della presenza di Dio. Nella capanna restano soltanto la famiglia, Dio e la sua Parola. È un tempo dedicato a cercare il suo volto e a riconoscere: «Signore, se non fosse stato per la tua presenza, non saremmo qui». La presenza di Dio è la nostra linfa vitale. Chi ha vissuto un prima e un dopo sa bene che tutto ciò che possiede gli è stato dato da lui.
L'acqua di Siloe
Il settimo giorno è il grande giorno della festa, il giorno della consacrazione e dell'azione profetica. Al tempo di Gesù un sacerdote prendeva una brocca d'oro e andava ad attingere acqua alla piscina di Siloe: la stessa in cui il cieco nato, dopo che Gesù gli ebbe messo il fango sugli occhi, andò a lavarsi e tornò che ci vedeva. Quell'acqua veniva portata al tempio e versata davanti al Signore, tra canti e danze. Era una libagione, un atto profetico che diceva: «Signore, come hai fatto fino a oggi, continua a darci vita, a provvedere per noi e a fare miracoli».
Proprio in quella festa Gesù si presentò e mostrò che quel gesto trovava in lui il suo compimento:
«Chi crede in me, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal proprio seno.» (Giovanni 7:38)
Quando credi, ti metti nella condizione di avere il cielo dalla tua parte. Quando agisci in modo profetico, ti metti nella condizione di vedere miracoli.
Oggi tocca a noi
Io e te eravamo nel deserto, senza speranza, malati, pieni di avversità finanziarie e familiari. Ma Dio è intervenuto: ha salvato case, ha liberato vite, ha benedetto famiglie. Oggi è il momento di ricordarlo e di celebrarlo. E come quel sacerdote versava l'acqua di Siloe, anche noi versiamo davanti a lui la nostra gratitudine e diciamo: «Signore, come lo hai fatto nel passato, continua a farlo nel futuro. Quanto a me e alla mia casa, continueremo a servirti».
Punti chiave
- 01Sukkot è la festa della memoria: ricordare da dove Dio ci ha tirati fuori ci protegge dall'orgoglio.
- 02Ogni anno Israele lasciava le comodità per vivere in capanna e riconoscere che ogni benedizione viene da Dio.
- 03La capanna è anche il luogo della presenza: solo la famiglia, Dio e la sua Parola.
- 04Nell'ultimo giorno l'acqua di Siloe veniva versata come atto profetico di vita, provvidenza e miracoli.
- 05Gesù è il compimento di quel gesto: chi crede in lui ha fiumi d'acqua viva.
Predica completa
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