Insegnamento
Possiamo vedere tanti miracoli e restare orfani. Come Filippo, il cuore chiede una cosa sola: conoscere il Padre. E il Padre ci conosce già.
Un bisogno che abita ogni cuore
Nella Santa Cena di questa domenica voglio portare il nostro sguardo sul Padre. Possiamo celebrare la comunione proprio perché il Padre ci ha amati al punto di dare suo Figlio Gesù a morire sulla croce per noi.
Tante persone soffrono di problemi emotivi, traumi, ansie e stress che hanno una radice comune: la mancanza di paternità. Dentro ogni essere umano c'è un bisogno forte di un padre e, insieme, di una relazione: qualcuno con cui parlare, condividere, confidarsi. Paternità e relazione lavorano insieme e danno un appoggio solido a tutto ciò che saremo e faremo.
Nelle famiglie in cui il padre è presente, i figli sono più tranquilli. Le difficoltà ci sono, ma il figlio sa di poter contare su di lui, come su una fonte, una sorgente. Lo stesso vale con Dio. Quando attraversiamo un momento difficile non dobbiamo perderci né avere timore, ma dire con fiducia: «C'è questa situazione, però io ho un Padre in cielo, e siccome sono suo figlio si prenderà cura di me».
Un Dio vicino, non distante
Molti non hanno compreso il valore della paternità e vedono Dio come un essere supremo, ma lontano. Lo immaginano anziano e distante, e non sanno come relazionarsi con lui. Così, nella storia, si sono moltiplicati gli intermediari. Ma colui al quale preghiamo è nostro Padre. Il rapporto con lui è personale: ognuno di noi è chiamato a sviluppare una relazione intima con il Padre. Quando la viviamo, diventiamo persone più sicure e fiduciose, capaci di dire anche nei giorni difficili: «Non importa, mio Padre difenderà la mia causa».
«Mostraci il Padre e ci basta»
Questo bisogno emerse persino tra i dodici discepoli. Gesù parlava continuamente del Padre e diceva che le opere che compiva non le faceva da sé: il Padre era la fonte, e lui si collegava a quella fonte. A un certo punto Filippo disse:
«Signore, mostraci il Padre e ci basta.» (Giovanni 14:8)
Filippo aveva visto morti risuscitare, ciechi vedere, paralitici alzarsi. Eppure sentiva dentro di sé un bisogno più profondo. È come se dicesse: «Abbiamo visto tante cose, ma se ci mostri il Padre siamo completi». Il Padre completa tutto. Puoi vedere miracoli e restare orfano. Puoi assistere a cose eclatanti e rimanere solo. Ma anche quando attraversi un momento difficile e il miracolo non arriva subito, la relazione con il Padre ti sostiene.
Gesù rispose:
«Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre.» (Giovanni 14:9)
Con queste parole Gesù afferma di essere Dio. Non è un profeta come gli altri, non è un guaritore come gli altri: ha la stessa natura del Padre. Per questo, se non vedi il Padre come vorresti, lo hai comunque vicino attraverso Gesù. E il Padre non ti lascerà e non ti abbandonerà mai.
Sentirsi figli
C'è chi sa bene di cosa parlo, perché ha avuto un padre presente e premuroso. Ma c'è anche chi non sa cosa sia la paternità: un padre assente, una famiglia separata, figli cresciuti da soli. In tutti resta un bisogno interiore: «Ho bisogno di sentirmi figlio». Anche da adulti, quando torniamo a casa dei nostri genitori, sentiamo di avere una copertura alle spalle. Molti vivono male proprio perché non si sentono figli, e per questo si sentono abbandonati. Ma il Signore dice che chi viene a lui non sarà cacciato fuori. Il Padre non abbandona i suoi figli.
Un Padre perfetto che sa tutto
I nostri padri terreni sono imperfetti; il nostro Padre celeste è perfetto. È santo, fedele, misericordioso, presente, pienamente interessato ai suoi figli, e si prende cura dei nostri bisogni. Chi si lega a lui trova tutto ciò di cui ha bisogno.
E dopo una richiesta c'è sempre un'azione di Dio. Io non prego all'aria: prego il Padre e credo che mi risponderà. Tutte le preghiere salgono al cielo, e perfino le nostre lacrime sono raccolte da lui. Dio ci conosce a fondo, non come un giudice ma come un Padre. Come a un genitore basta uno sguardo negli occhi del figlio per capire tutto, così il Padre conosce il nostro cuore.
«Il Padre vostro celeste sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate.» (Matteo 6:8)
Pregare non serve a informarlo: è un atto di fede, con cui dichiariamo di credere che lui sa tutto. Dio non è distante dalle nostre necessità. Prima ancora che troviamo le parole, ha già visto: noi vediamo le cose in differita, lui in diretta. Per questo non possiamo scoraggiarci.
«Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci. Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo, tu intendi da lontano il mio pensiero.» (Salmo 139:1-2)
Togliti dalla testa che Dio ti abbia abbandonato: è la più grande menzogna del nemico. Il Padre conosce le nostre domande, le nostre paure, le nostre debolezze, perfino le parti della nostra vita che cerchiamo di nascondere. E non ci giudica: ci capisce, come un padre capisce i suoi figli. Eppure, conoscendo tutto, ci ha chiamati figli.
Il Padre ti ha visto
Il Signore ti ha visto quando ti sei seduto, stanco e avvilito, dicendo «non ce la faccio più». Ti ha visto anche quando ti sei alzato e sei andato a cercare aiuto dove non dovevi, quando ti è passato per la mente di lasciar perdere e di risolvere tutto a modo tuo. Ha letto il tuo pensiero da lontano. E proprio perché non vuole perderti, all'inizio di questo mese di ottobre ti dice: «Scendo in campo per te».
Forse oggi ti riconosci in quel figlio che si era allontanato da casa, perso nelle sue disubbidienze. A un certo punto rientrò in sé e disse: «Me ne devo tornare a casa, perché mio padre ha tutto quello che mi serve, e io qui sto morendo di fame». Se ti senti orfano o abbandonato, se hai progetti chiusi nel cassetto o cause rimaste sospese, è il momento di dirlo: «Ho bisogno del Padre. Mi fido di te». Non possiamo nasconderci da lui, perché sa tutto di noi. Ma proprio perché sa tutto possiamo chiedergli: aiutami, perdonami, sostienimi, cambia la mia storia. Noi facciamo la nostra parte con la fede, e lui farà la sua.
I figli che hanno un rapporto intimo con il padre vivono sicuri: «Tanto c'è mio padre». È la stessa frase che possiamo dire a Dio quando il male lavora contro di noi: «Non m'importa, perché c'è mio Padre che si prende cura di me».
L'abbraccio del Padre
La paternità di Dio ha raggiunto il suo massimo splendore sulla croce. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna. Quando Gesù fu inchiodato mani e piedi, le sue braccia aperte erano l'abbraccio del Padre per tutta l'umanità. E ogni volta che celebriamo la comunione, in quel pane e in quel vino c'è un Padre che ci ama e si prende cura di noi.
E la comunione abbraccia due direzioni: la comunione con Dio e quella con i fratelli. Come scrive l'apostolo Giovanni, non ha senso dire di amare Dio, che non vediamo, e odiare il fratello, che vediamo. Abbiamo lo stesso Padre e siamo uniti dallo stesso sangue: siamo una famiglia, un solo corpo, una sola fede.
Filippo ci ha lasciato il desiderio giusto: non un Dio soltanto liturgico, non soltanto un Dio che fa miracoli, ma un Padre di cui sentire l'abbraccio. Il Padre non ha reso vano il suo amore né l'opera della croce, e oggi ti dice: tu non sei più solo. Il Padre è la tua fonte, e da quella fonte scaturiranno nella tua vita acque di benedizione, di vittoria e di cambiamento.
Punti chiave
- 01Nel cuore umano c'è un bisogno profondo di paternità e di relazione, che solo il Padre celeste può colmare.
- 02Dio non è un essere distante da raggiungere tramite intermediari: è un Padre con cui avere una relazione personale.
- 03Come Filippo, possiamo vedere tanti miracoli e restare orfani: è il Padre che completa tutto.
- 04Il Padre conosce i nostri bisogni prima che glieli chiediamo e legge da lontano il nostro pensiero, senza giudicarci.
- 05La croce è l'abbraccio del Padre per l'umanità: nella comunione celebriamo un Padre che ci ama.
Predica completa
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